Forse mi sbaglio, ma mi sembra che quasi ogni volta che la gente parla di "buon senso" dicono, implicano o suggeriscono che loro ce l'hanno e gli altri no. La cosa mi e' venuta particolarmente all'attenzione di recente, nel leggere o ascoltare presunti "esperti" che si lamentavano della gente che non ha buon senso e fa errori di ragionamento. Posso capire che gli errori cui loro si riferivano potevano esserci, ma la cosa interessante e che in quello che dicevano questi esperti facevano esattamente gli stessi errori!
Per esempio: Douglas Hofstadter, famoso filosofo americano, in un articolo sui fenomeni paranormali sosteneva che il successo dei periodici popolari che parlano di alieni, fantasmi, telecinesi eccetera dimostra che la gente non ha buon senso e crede in queste cose per mancanza di senso critico. Nel nostro mondo e' facile fare affermazioni simili e generare ammirazione in quelli che ci sentono: nel 21mo secolo possiamo ancora credere a queste cose? La scienza dimostra che sono false!
Eppure, pensandoci, la sua affermazione e' basata su una fede cieca che e' simile, se non piu' forte delle persone che lui critica. Ci sono dati che provano che tutte le persone che comprano quei giornali credono a quello che leggono, piuttosto che considerarli come fonte di buone risate? Dopo tutto, questi giornali li vedo menzionati soprattutto da persone che li criticano, mentre non ho mai sentito nessuno dire "Da quel giornale ho imparato che..." Allora quel'e' la situazione vera? Oltretutto perche' dovremmo rifiutare a priori l'esistenza di queste cose? L'assenza di prove non ci da supporto per crederci, ma neanche e' evidenza sufficiente della loro assenza. La scienza non ha prove che esistono, ma non ha neanche prove che non esistono.
Io non credo che alieni, fantasmi e altre cose paranormali (nel senso comune dei termini) sono cose cui vale la pena di dedicare le mie energie, ma non escludo che possano essere un aspetto marginale o forse distorto di realta' che esistono. Tutto sommato, da cristiano credo nella vita eterna, nella presenza di esseri che esistono al di fuori della realta' materiale, alla possibilita' per gli esseri spirituali di iniziare comunicazioni con noi (ma non viceversa) e cosi' via. Non so come la cosa funzioni, ma nessuno e' sicuro di come la gravita' funziona neanche.
Per tornare al tema, Hofstadter accusa le altre persone di non avere buon senso perche' ... queste persone non condividono la sua visione della vita? E' forse questa la definizione operativa di buon senso? Per ognuno di noi buon senso e' quello che ci sembra chiaro (sia se e' vero sia che no) e se gli altri non condividono la nostra opinione non hanno buon senso? Che ne pensate?
venerdì 4 giugno 2010
giovedì 20 maggio 2010
Questi fantasmi
Sono proprio contento dello scherzetto che ho fatto su FB e sono grato ai miei due amici che ci sono cascati.
Avevo chiesto:
"Non credo ai fantasmi" letteralmente puo' voler dire "non considero quello che i fantasmi dicono o fanno come degno di approvazione" o qualcosa del genere, ma la nostra cultura ci porta ad interpretare quella frase come "Non credo all'esistenza dei fantasmi". Se io chiedo "Ci credi a Berlusconi?" forse intendo investigare sull'esistenza di Berlusconi ? Quindi che cosa intendiamo per "credo"?
E, allo stesso modo, cosa intendiamo per "fantasmi"? Questa parola viene usata con significati diversi, da quello classico dei film dell'orrore a quello di un fattore che influenza le nostre decisioni in modo turbante e spesso distruttivo ("i fantasmi del passato mi limitano le scelte").
E perche' mi e' venuto in mente tutto questo? Perche' cosi' spesso vedo gente fare affermazioni o esprimere opinioni su questioni il cui contesto sembra essere loro ignoto. Il risultato varia dal ridicolo al patetico o al diffamatorio. Non faremmo meglio ad ascoltare il buon Aristotele (che di fisica ne ha fatti di errori, ma di idee ne sapeva qualcosa) e ricordarci che prima di arrivare ad una conclusione dovremmo capire di che stiamo parlando?
C'e' poi il discorso di come i risultati dei sondaggi possono venire distorti con una scelta appropriata di parole, ma quello e' argomento per un'altra volta
Avevo chiesto:
- Indagine lampo: se non credi ai fantasmi clicca "Mi piace"
- Abbiamo i risultati dell'indagine sulla credibilita' dei fantasmi. Secondo due dei miei amici quello che hanno sentito dai fantasmi non e' credibile. Il resto dei miei amici non ha problemi a credere a quello che sentono dai fantasmi.
"Non credo ai fantasmi" letteralmente puo' voler dire "non considero quello che i fantasmi dicono o fanno come degno di approvazione" o qualcosa del genere, ma la nostra cultura ci porta ad interpretare quella frase come "Non credo all'esistenza dei fantasmi". Se io chiedo "Ci credi a Berlusconi?" forse intendo investigare sull'esistenza di Berlusconi ? Quindi che cosa intendiamo per "credo"?
E, allo stesso modo, cosa intendiamo per "fantasmi"? Questa parola viene usata con significati diversi, da quello classico dei film dell'orrore a quello di un fattore che influenza le nostre decisioni in modo turbante e spesso distruttivo ("i fantasmi del passato mi limitano le scelte").
E perche' mi e' venuto in mente tutto questo? Perche' cosi' spesso vedo gente fare affermazioni o esprimere opinioni su questioni il cui contesto sembra essere loro ignoto. Il risultato varia dal ridicolo al patetico o al diffamatorio. Non faremmo meglio ad ascoltare il buon Aristotele (che di fisica ne ha fatti di errori, ma di idee ne sapeva qualcosa) e ricordarci che prima di arrivare ad una conclusione dovremmo capire di che stiamo parlando?
C'e' poi il discorso di come i risultati dei sondaggi possono venire distorti con una scelta appropriata di parole, ma quello e' argomento per un'altra volta
venerdì 14 maggio 2010
Il Rosario, questo sconosciuto...
Stamattina, dovendo fare alcuni servizi mi sono fermato in parrocchia per dare al parroco alcuni numeri vecchi del periodico First Things cui sono abbonato e cha a lui piace. Avendogli accennato precedentemente che avevo intenzione di andarmi a confessare domani (sabato, il suo giorno usuale per il sacramento), gli ho detto che non potevo farlo perche' eravamo stati invitati a csa di amici.
Con premura tutta sacerdotale, invece di farmi una ramanzina sul fatto che confessarsi e' piu' importante che andare a far visita agli amici, mi ha chiesto se volevo farlo allora, visto che aveva alcuni minuti a disposizione. Confessione piu' breve del solito, peccati meno grossi del solito, ma, a mia sorpresa, penitenza piu' lunga del solito: 5 decadi del Rosario invece dei soliti 3-4 Padre Nostro. Forse che avevo sottovalutato i miei peccati o voleva farmi pagare lo scotto di aver pensato di mettere gli amici prima della confessione? No: mano divina!
Era molto tempo che non pregavo il Rosario e non mi ricordavo piu' dove avevo messo il fogliettino con le istruzioni (no: non lo so a memoria). Ma mi sono ricordato che tempo fa avevo trovato un sito web su cui il Rosario c'era e cosi' ci sono andato. E' qui:
http://rosarioonline.altervista.org/index.php
Che esperienza!
Non solo ho pregato le 5 decadi con gioia (malgrado fossero i misteri dolorosi, oggi essendo venerdi), ma mi si sono aperti gli occhi su quanto questa preghiera e' sconosciuta, malcompresa e fraintesa anche da quelli che, come me, cercano di essere cattolici praticanti.
Prima di tutto, per quelli che, come me, non l'hanno memorizzata, il sito ti prende per mano e ti mette sotto gli occhi le preghiere, una alla volta, nell'ordine giusto: basta cliccare su "AMEN". Addirittura ti presenta automaticamente le decadi appropriate alla giornata. Ignoranza o poca memoria non sono scuse valide per evitarlo.
Poi, per quelli che, come me, pensavano sia monotono, ci sono su questo sito molte varianti del Rosario, non tanto le preghiere di base, che sono sempre le stesse, ma le riflessioni da poter fare sull'onda di queste preghiere. A se proprio voglio cambiare, lo posso pregare in una di 14 lingue disponibili! Vebbe', ne capirei solo alcune, la monotonia non e' neanche una scusa valida.
Alcune persone, soprattutto quelle di tendenze protestanti, trovano discutibile che le preghiere siano soprattutto dirette a Maria. Ma in quel sito intanto che le Ave Marie e i Padre Nostro si susseguono, il mistero di quella decade e la riflessione a suo proposito rimangono sullo schermo, cosi' da potercisi soffermare e meditare appropriatamente. La preghiera e' a Gesu', ma e' fatta insieme a sua mamma, Maria.
Alcuni obiettano al fatto che quando sono dette in Chiesa le preghiere a volte tendono a essere dette velocemente al punto da perdere significato. In rete puoi andare quanto piano o veloce vuoi, lo schermo rimane li' finche' non premi "AMEN" e poi puoi sempre tornare indietro se hai corso troppo.
Altri ancora obiettano al tempo che ci vuole. Quante cose facciamo in una giornata che richiedono solo 10-15 minuti e sono utili sia a breve che a lungo (molto lungo) termine? Altra scusa non valida.
Tutto sommato non credo che il parroco ce l'avesse con me: una penitenza cosi' e' un premio! Dio lo benedica.
Pensi che ti sia possibile dare un'occhiata a questo sito e rivedere le tue idee preconcette sul Rosario? Io spero proprio di farne un'abitudine regolare, visto che non ho piu' scuse.
Con premura tutta sacerdotale, invece di farmi una ramanzina sul fatto che confessarsi e' piu' importante che andare a far visita agli amici, mi ha chiesto se volevo farlo allora, visto che aveva alcuni minuti a disposizione. Confessione piu' breve del solito, peccati meno grossi del solito, ma, a mia sorpresa, penitenza piu' lunga del solito: 5 decadi del Rosario invece dei soliti 3-4 Padre Nostro. Forse che avevo sottovalutato i miei peccati o voleva farmi pagare lo scotto di aver pensato di mettere gli amici prima della confessione? No: mano divina!
Era molto tempo che non pregavo il Rosario e non mi ricordavo piu' dove avevo messo il fogliettino con le istruzioni (no: non lo so a memoria). Ma mi sono ricordato che tempo fa avevo trovato un sito web su cui il Rosario c'era e cosi' ci sono andato. E' qui:
http://rosarioonline.altervista.org/index.php
Che esperienza!
Non solo ho pregato le 5 decadi con gioia (malgrado fossero i misteri dolorosi, oggi essendo venerdi), ma mi si sono aperti gli occhi su quanto questa preghiera e' sconosciuta, malcompresa e fraintesa anche da quelli che, come me, cercano di essere cattolici praticanti.
Prima di tutto, per quelli che, come me, non l'hanno memorizzata, il sito ti prende per mano e ti mette sotto gli occhi le preghiere, una alla volta, nell'ordine giusto: basta cliccare su "AMEN". Addirittura ti presenta automaticamente le decadi appropriate alla giornata. Ignoranza o poca memoria non sono scuse valide per evitarlo.
Poi, per quelli che, come me, pensavano sia monotono, ci sono su questo sito molte varianti del Rosario, non tanto le preghiere di base, che sono sempre le stesse, ma le riflessioni da poter fare sull'onda di queste preghiere. A se proprio voglio cambiare, lo posso pregare in una di 14 lingue disponibili! Vebbe', ne capirei solo alcune, la monotonia non e' neanche una scusa valida.
Alcune persone, soprattutto quelle di tendenze protestanti, trovano discutibile che le preghiere siano soprattutto dirette a Maria. Ma in quel sito intanto che le Ave Marie e i Padre Nostro si susseguono, il mistero di quella decade e la riflessione a suo proposito rimangono sullo schermo, cosi' da potercisi soffermare e meditare appropriatamente. La preghiera e' a Gesu', ma e' fatta insieme a sua mamma, Maria.
Alcuni obiettano al fatto che quando sono dette in Chiesa le preghiere a volte tendono a essere dette velocemente al punto da perdere significato. In rete puoi andare quanto piano o veloce vuoi, lo schermo rimane li' finche' non premi "AMEN" e poi puoi sempre tornare indietro se hai corso troppo.
Altri ancora obiettano al tempo che ci vuole. Quante cose facciamo in una giornata che richiedono solo 10-15 minuti e sono utili sia a breve che a lungo (molto lungo) termine? Altra scusa non valida.
Tutto sommato non credo che il parroco ce l'avesse con me: una penitenza cosi' e' un premio! Dio lo benedica.
Pensi che ti sia possibile dare un'occhiata a questo sito e rivedere le tue idee preconcette sul Rosario? Io spero proprio di farne un'abitudine regolare, visto che non ho piu' scuse.
giovedì 6 maggio 2010
Mia cara matematica...
Vedere amici a gruppi che si lamentano contro la matematica e' un'esperienza quasi quotidiana. Come professionista della materia (che insegno, ammiro e mi diletta) la cosa dovrebbe rattristirmi, ma non lo fa. Non perche' mi sono abituato, ma perche' negli anni ho capito che la gente non ce l'ha con la matematica (che quasi nessuno conosce abbastanza da poter criticare), ma con quella schifezza che propinano a scuola sotto il TITOLO di "matematica".
Immaginate se a scuola insegnassero una materia chiamata "calcio" in cui insegnassero un sacco di parole tecniche (rigore, ala destra, corner, 4-2-4, arbitro cornuto ecc), seguite da esami e quiz a sorpresa, ma non facessero mai vedere agli studenti una partita di calcio, e meno ancora gliela farebbero giocare. Probabilmente gli studenti considererebbero il calcio una cosa noiosa a non finire, e avrebbero ragione.
E allora ci tengo a precisare che la matematica non e' quello che insegnano a scuola, ma qualcosa di molto piu' interessante. Il risultato e' che quelli che sono attratti alla matematica geneticamente, o che hanno la fortuna di giocarci, la capiscono, la imparano e si divertono. Per il resto della gente e' una boiata tremenda, giusto per evitare parolacce!
E allora per piacere, quando volete lamentarvi della matematica, rivolgete i vostri improperi a chi se li merita: ministero e professori incompetenti.
Immaginate se a scuola insegnassero una materia chiamata "calcio" in cui insegnassero un sacco di parole tecniche (rigore, ala destra, corner, 4-2-4, arbitro cornuto ecc), seguite da esami e quiz a sorpresa, ma non facessero mai vedere agli studenti una partita di calcio, e meno ancora gliela farebbero giocare. Probabilmente gli studenti considererebbero il calcio una cosa noiosa a non finire, e avrebbero ragione.
E allora ci tengo a precisare che la matematica non e' quello che insegnano a scuola, ma qualcosa di molto piu' interessante. Il risultato e' che quelli che sono attratti alla matematica geneticamente, o che hanno la fortuna di giocarci, la capiscono, la imparano e si divertono. Per il resto della gente e' una boiata tremenda, giusto per evitare parolacce!
E allora per piacere, quando volete lamentarvi della matematica, rivolgete i vostri improperi a chi se li merita: ministero e professori incompetenti.
mercoledì 5 maggio 2010
Peli e pali
Un mio amico ha pubblicato questa bella canzone di Mia Martini, dedicandola ad un uomo importante della sua vita, ma anche chiarendo che non tutti gli uomini sono come descritti nella canzone. Precisazione gradita e che fa onore all'intelligenza del mio amico. Eppure...
Mi chiedo se le critiche sollevate dalla canzone siano caratteristiche degli uomini (maschi), o se non siano comuni a tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro sesso. Dopo tutto, il nocciolo della questione e' l'egocentrismo di cui soffriamo tutti, anche se in misura diversa. E' davvero una questione di geni e ormoni o una questione di vedere i difetti degli altri piu' facilmente dei propri?
Non c'e' dubbio che noi uomini nel nostro comportamento e nel nostro modo di peccare contro le donne a noi care possiamo essere insensibili, crudeli ed egoistici. Ma anche le donne riescono a fare la loro parte, perquanto in modo diverso. La figlia che ama il padre e si sente raramente valutata e' rispecchiata dal padre che adora la figlia ma si sente ignorato da lei. La moglie i cui bisogni affettivi e di vicinanza emotiva non sono soddisfatti dal marito e' rispecchiata dal marito i cui bisogni di validazione e di vicinanza fisica non sono considerati dalla moglie. E cosi' via.
Si parla tanto del''importanza della comunicazione e a buon ragione. Il problema e' che quando ne parliamo di solito ci riferiamo al nostro bisogno che l'altro ci ascolti e raramente ci ricordiamo dell'importanza fondamentale del nostro ascoltare l'altro/a. E, come sempre, il buon Signore aveva pienamente ragione: togliamoci prima il palo dal nostro occhio e poi possiamo togliere il pelo da quello dell'altra persona.
E allora mi chiedo, come posso fare a togliere il palo dal mio occhio che mi impedisce di vedere il pelo? Come posso riflettere sui miei errori cosi' da aiutare gli altri a migliorare?
martedì 4 maggio 2010
Parolacce, parolacce...
Tempo fa avevo creato un gruppo per quelli che obiettano all'uso di parolacce su Facebook. Alcuni dei miei amici hanno aderito, ma alcuni di loro hanno continuato a pubblicare posts con parolacce.
Questo uso continuo di espressioni volgari al tempo stesso mi turba e mi interessa. Non mi piace essere esposto a parolacce, ma mi chiedo con interesse perche' sono cosi' comuni.
E' possibile che tante persone non riescono a trovare modi migliori e piu' specifici per descrivere i loro sentimenti?
E' possibile che tante persone riescono a condividere le loro opinioni solo ricorrendo ad espressioni relative ad atti escretori o sessuali?
E' possibile che l'ignoranza verbale e' tale che non si trovano parole migliori?
Non obietto ad un uso occasionale, in situazioni eccezionali, ma perche' tanta frequenza? Cosi' come l'uso tanto diffuso della pornografia: ha nascosto o cancellato la vera bellezza del corpo umano e delle relazioni intime, l'uso di parolacce nasconde o cancella le nostre vere emozioni e la bellezza della nostra rabbia verso ingiustizie e cattiverie.
Forza ragazzi, potete fare di meglio!
Questo uso continuo di espressioni volgari al tempo stesso mi turba e mi interessa. Non mi piace essere esposto a parolacce, ma mi chiedo con interesse perche' sono cosi' comuni.
E' possibile che tante persone non riescono a trovare modi migliori e piu' specifici per descrivere i loro sentimenti?
E' possibile che tante persone riescono a condividere le loro opinioni solo ricorrendo ad espressioni relative ad atti escretori o sessuali?
E' possibile che l'ignoranza verbale e' tale che non si trovano parole migliori?
Non obietto ad un uso occasionale, in situazioni eccezionali, ma perche' tanta frequenza? Cosi' come l'uso tanto diffuso della pornografia: ha nascosto o cancellato la vera bellezza del corpo umano e delle relazioni intime, l'uso di parolacce nasconde o cancella le nostre vere emozioni e la bellezza della nostra rabbia verso ingiustizie e cattiverie.
Forza ragazzi, potete fare di meglio!
martedì 27 aprile 2010
Ma chi dobbiamo ascoltare?
Uno dei miei amici ha pubblicato queste parole (in traduzione) da una canzone di Frank Zappa:
Prima di tutto penso che se io considero la mia vita noiosa e miserabile, probabilmente e' perche' io sono noioso e miserabile. La vita e' cosi' piena di aspetti positivi, eccitanti, entusiasmanti, in qualunque situazione, in qualunque localita' e con qualunque persona (OK, ci sono situazioni estreme, ma sono l'eccezione) che e' possibile trovare soddisfazione dovunque ti trovi. Quindi lamentarsi di come e' noiosa la nostra vita dice di piu' su noi stessi che sull'ambiente che ci circonda. Ma forse si confonde "noiosa" con "mondana" e "non degna dell'interesse della TV"? In tal caso e' un grosso sbaglio: quanta gente a livello di Frank Zappa, famosi e adulati trovano la loro vita noiosa e insoddisfacente al punto del suicidio? Mi viene in mente la storia tradizionale del forestiero che nell'arrivare in un nuovo paese chiese ad un locale se quello era un bel paese, al che il locale rispose che se il paese da cui il forestiero veniva era bello, prima o poi anche questo sarebbe stato bello, e se era brutto, anche questo si sarebbe dimostrato brutto.
Poi mi sembra che la frase implichi che dovremmo ignorare l'opinione di quelle persone che consideriamo come possibili guide e basarci invece su ... su che cosa? Non prendere i consigli che riceviamo come oro colato, va bene. Ricordarci che anche quelli che amiamo e rispettiamo hanno difetti e limitazioni, d'accordo. Ma non ascoltarli? E allora ci dobbiamo basare solo sulla nostra esperienza e quindi sugli errori che facciamo? Non possiamo avvalerci dell'esperienza degli altri? E' possibile che quando riceviamo consigli "scomodi" il problema sia nostro, che non ne capiamo l'importanza, piuttosto che degli altri che ci limitano con tali consigli?
- "Se passi una vita noiosa e miserabile perché hai ascoltato tua madre, tuo padre, tua sorella, il tuo prete o qualche tizio in tv che ti diceva come farti gli affari tuoi, allora te lo meriti."
Prima di tutto penso che se io considero la mia vita noiosa e miserabile, probabilmente e' perche' io sono noioso e miserabile. La vita e' cosi' piena di aspetti positivi, eccitanti, entusiasmanti, in qualunque situazione, in qualunque localita' e con qualunque persona (OK, ci sono situazioni estreme, ma sono l'eccezione) che e' possibile trovare soddisfazione dovunque ti trovi. Quindi lamentarsi di come e' noiosa la nostra vita dice di piu' su noi stessi che sull'ambiente che ci circonda. Ma forse si confonde "noiosa" con "mondana" e "non degna dell'interesse della TV"? In tal caso e' un grosso sbaglio: quanta gente a livello di Frank Zappa, famosi e adulati trovano la loro vita noiosa e insoddisfacente al punto del suicidio? Mi viene in mente la storia tradizionale del forestiero che nell'arrivare in un nuovo paese chiese ad un locale se quello era un bel paese, al che il locale rispose che se il paese da cui il forestiero veniva era bello, prima o poi anche questo sarebbe stato bello, e se era brutto, anche questo si sarebbe dimostrato brutto.
Poi mi sembra che la frase implichi che dovremmo ignorare l'opinione di quelle persone che consideriamo come possibili guide e basarci invece su ... su che cosa? Non prendere i consigli che riceviamo come oro colato, va bene. Ricordarci che anche quelli che amiamo e rispettiamo hanno difetti e limitazioni, d'accordo. Ma non ascoltarli? E allora ci dobbiamo basare solo sulla nostra esperienza e quindi sugli errori che facciamo? Non possiamo avvalerci dell'esperienza degli altri? E' possibile che quando riceviamo consigli "scomodi" il problema sia nostro, che non ne capiamo l'importanza, piuttosto che degli altri che ci limitano con tali consigli?
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