giovedì 20 maggio 2010

Questi fantasmi

Sono proprio contento dello scherzetto che ho fatto su FB e sono grato ai miei due amici che ci sono cascati.

Avevo chiesto:
  • Indagine lampo: se non credi ai fantasmi clicca "Mi piace
Due amici rispondono all'invito, cliccano "Mi piace" con l'intenzione, sono sicuro, di esprimere la loro convizione che i fantasmi non esistono, anche se la mia domanda era diversa.  La mia conclusione sull'indagine:
  • Abbiamo i risultati dell'indagine sulla credibilita' dei fantasmi.  Secondo due dei miei amici quello che hanno sentito dai fantasmi non e' credibile.  Il resto dei miei amici non ha problemi a credere a quello che sentono dai fantasmi.
Qual'era il mio punto?  Che molto spesso, anzi quasi sempre, le parole usate possono essere interpretate diversamente da persone diverse.  Ognuno di noi le legge sulla base del proprio contesto, della cultura in cui viviano e dell'ideologia che condividiamo.  Il problema sorge quando assumiamo che la nostra interpretazione e' universale e arriviamo a conclusioni in cui poniamo tutta la nostra fede (e reputazione) senza renderci conto che la nostra conclusione potrebbe essere sbagliata se il nostro contesto e' inconsistente con quello della frase letta.

"Non credo ai fantasmi" letteralmente puo' voler dire "non considero quello che i fantasmi dicono o fanno come degno di approvazione" o qualcosa del genere, ma la nostra cultura ci porta ad interpretare quella frase come "Non credo all'esistenza dei fantasmi".  Se io chiedo "Ci credi a Berlusconi?" forse intendo investigare sull'esistenza di Berlusconi ?  Quindi che cosa intendiamo per "credo"?

E, allo stesso modo, cosa intendiamo per "fantasmi"?  Questa parola viene usata con significati diversi, da quello classico dei film dell'orrore a quello di un fattore che influenza le nostre decisioni in modo turbante e spesso distruttivo ("i fantasmi del passato mi limitano le scelte").

E perche' mi e' venuto in mente tutto questo?  Perche' cosi' spesso vedo gente fare affermazioni o esprimere opinioni su questioni il cui contesto sembra essere loro ignoto.  Il risultato varia dal ridicolo al patetico o al diffamatorio.  Non faremmo meglio ad ascoltare il buon Aristotele (che di fisica ne ha fatti di errori, ma di idee ne sapeva qualcosa) e ricordarci che prima di arrivare ad una conclusione dovremmo capire di che stiamo parlando?

C'e' poi il discorso di come i risultati dei sondaggi possono venire distorti con una scelta appropriata di parole, ma quello e' argomento per un'altra volta

venerdì 14 maggio 2010

Il Rosario, questo sconosciuto...

Stamattina, dovendo fare alcuni servizi mi sono fermato in parrocchia per dare al parroco alcuni numeri vecchi del periodico First Things cui sono abbonato e cha a lui piace.  Avendogli accennato precedentemente che avevo intenzione di andarmi a confessare domani (sabato, il suo giorno usuale per il sacramento), gli ho detto che non potevo farlo perche' eravamo stati invitati a csa di amici.

Con premura tutta sacerdotale, invece di farmi una ramanzina sul fatto che confessarsi e' piu' importante che andare a far visita agli amici, mi ha chiesto se volevo farlo allora, visto che aveva alcuni minuti a disposizione.  Confessione piu' breve del solito, peccati meno grossi del solito, ma, a mia sorpresa, penitenza piu' lunga del solito: 5 decadi del Rosario invece dei soliti 3-4 Padre Nostro.  Forse che avevo sottovalutato i miei peccati o voleva farmi pagare lo scotto di aver pensato di mettere gli amici prima della confessione?  No: mano divina!

Era molto tempo che non pregavo il Rosario e non mi ricordavo piu' dove avevo messo il fogliettino con le istruzioni (no: non lo so a memoria).  Ma mi sono ricordato che tempo fa avevo trovato un sito web su cui il Rosario c'era e cosi' ci sono andato.  E' qui:

http://rosarioonline.altervista.org/index.php

Che esperienza!

Non solo ho pregato le 5 decadi con gioia (malgrado fossero i misteri dolorosi, oggi essendo venerdi), ma mi si sono aperti gli occhi su quanto questa preghiera e' sconosciuta, malcompresa e fraintesa anche da quelli che, come me, cercano di essere cattolici praticanti.

Prima di tutto, per quelli che, come me, non l'hanno memorizzata, il sito ti prende per mano e ti mette sotto gli occhi le preghiere, una alla volta, nell'ordine giusto: basta cliccare su "AMEN".  Addirittura ti presenta automaticamente le decadi appropriate alla giornata.  Ignoranza o poca memoria non sono scuse valide per evitarlo.

Poi, per quelli che, come me, pensavano sia monotono, ci sono su questo sito molte varianti del Rosario, non tanto le preghiere di base, che sono sempre le stesse, ma le riflessioni da poter fare sull'onda di queste preghiere.  A se proprio voglio cambiare, lo posso pregare in una di 14 lingue disponibili!  Vebbe', ne capirei solo alcune, la monotonia non e' neanche una scusa valida.

Alcune persone, soprattutto quelle di tendenze protestanti, trovano discutibile che le preghiere siano soprattutto dirette a Maria.  Ma in quel sito intanto che le Ave Marie e i Padre Nostro si susseguono, il mistero di quella decade e la riflessione a suo proposito rimangono sullo schermo, cosi' da potercisi soffermare e meditare appropriatamente.  La preghiera e' a Gesu', ma e' fatta insieme a sua mamma, Maria.

Alcuni obiettano al fatto che quando sono dette in Chiesa le preghiere a volte tendono a essere dette velocemente al punto da perdere significato.  In rete puoi andare quanto piano o veloce vuoi, lo schermo rimane li' finche' non premi "AMEN" e poi puoi sempre tornare indietro se hai corso troppo.

Altri ancora obiettano al tempo che ci vuole.  Quante cose facciamo in una giornata che richiedono solo 10-15 minuti e sono utili sia a breve che a lungo (molto lungo) termine?  Altra scusa non valida.

Tutto sommato non credo che il parroco ce l'avesse con me: una penitenza cosi' e' un premio!  Dio lo benedica.

Pensi che ti sia possibile dare un'occhiata a questo sito e rivedere le tue idee preconcette sul Rosario?  Io spero proprio di farne un'abitudine regolare, visto che non ho piu' scuse.

giovedì 6 maggio 2010

Mia cara matematica...

Vedere amici a gruppi che si lamentano contro la matematica e' un'esperienza quasi quotidiana.  Come professionista della materia (che insegno, ammiro e mi diletta) la cosa dovrebbe rattristirmi, ma non lo fa.  Non perche' mi sono abituato, ma perche' negli anni ho capito che la gente non ce l'ha con la matematica (che quasi nessuno conosce abbastanza da poter criticare), ma con quella schifezza che propinano a scuola sotto il TITOLO di "matematica".

Immaginate se a scuola insegnassero una materia chiamata "calcio" in cui insegnassero un sacco di parole tecniche (rigore, ala destra, corner, 4-2-4, arbitro cornuto ecc), seguite da esami e quiz a sorpresa, ma non facessero mai vedere agli studenti una partita di calcio, e meno ancora gliela farebbero giocare.  Probabilmente gli studenti considererebbero il calcio una cosa noiosa a non finire, e avrebbero ragione.

E allora ci tengo a precisare che la matematica non e' quello che insegnano a scuola, ma qualcosa di molto piu' interessante.  Il risultato e' che quelli che sono attratti alla matematica geneticamente, o che hanno la fortuna di giocarci, la capiscono, la imparano e si divertono.  Per il resto della gente e' una boiata tremenda, giusto per evitare parolacce!

E allora per piacere, quando volete lamentarvi della matematica, rivolgete i vostri improperi a chi se li merita: ministero e professori incompetenti.

mercoledì 5 maggio 2010

Peli e pali



Un mio amico ha pubblicato questa bella canzone di Mia Martini, dedicandola ad un uomo importante della sua vita, ma anche chiarendo che non tutti gli uomini sono come descritti nella canzone.  Precisazione gradita e che fa onore all'intelligenza del mio amico.   Eppure...

Mi chiedo se le critiche sollevate dalla canzone siano caratteristiche degli uomini (maschi), o se non siano comuni a tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro sesso.  Dopo tutto, il nocciolo della questione e' l'egocentrismo di cui soffriamo tutti, anche se in misura diversa.  E' davvero una questione di geni e ormoni o una questione di vedere i difetti degli altri piu' facilmente dei propri?

Non c'e' dubbio che noi uomini nel nostro comportamento e nel nostro modo di peccare contro le donne a noi care possiamo essere insensibili, crudeli ed egoistici.  Ma anche le donne riescono a fare la loro parte, perquanto in modo diverso.  La figlia che ama il padre e si sente raramente valutata e' rispecchiata dal padre che adora la figlia ma si sente ignorato da lei.  La moglie i cui bisogni affettivi e di vicinanza emotiva non sono soddisfatti dal marito e' rispecchiata dal marito i cui bisogni di validazione e di vicinanza fisica non sono considerati dalla moglie.  E cosi' via.

Si parla tanto del''importanza della comunicazione e a buon ragione.  Il problema e' che quando ne parliamo di solito ci riferiamo al nostro bisogno che l'altro ci ascolti e raramente ci ricordiamo dell'importanza fondamentale del nostro ascoltare l'altro/a.  E, come sempre, il buon Signore aveva pienamente ragione: togliamoci prima il palo dal nostro occhio e poi possiamo togliere il pelo da quello dell'altra persona.

E allora mi chiedo, come posso fare a togliere il palo dal mio occhio che mi impedisce di vedere il pelo?  Come posso riflettere sui miei errori cosi' da aiutare gli altri a migliorare?

martedì 4 maggio 2010

Parolacce, parolacce...

Tempo fa avevo creato un gruppo per quelli che obiettano all'uso di parolacce su Facebook.  Alcuni dei miei amici hanno aderito, ma alcuni di loro hanno continuato a pubblicare posts con parolacce.
Questo uso continuo di espressioni volgari al tempo stesso mi turba e mi interessa.  Non mi piace essere esposto a parolacce, ma mi chiedo con interesse perche' sono cosi' comuni. 
E' possibile che tante persone non riescono a trovare modi migliori e piu' specifici per descrivere i loro sentimenti? 
E' possibile che tante persone riescono a condividere le loro opinioni solo ricorrendo ad espressioni relative ad atti escretori o sessuali?
E' possibile che l'ignoranza verbale e' tale che non si trovano parole migliori?
Non obietto ad un uso occasionale, in situazioni eccezionali, ma perche' tanta frequenza?  Cosi' come l'uso tanto diffuso della pornografia: ha nascosto o cancellato la vera bellezza del corpo umano e delle relazioni intime, l'uso di parolacce nasconde o cancella le nostre vere emozioni e la bellezza della nostra rabbia verso ingiustizie e cattiverie.
Forza ragazzi, potete fare di meglio!